Riso di Sardegna

Cereale primaverile-estivo che trova nell’ambiente pedoclimatico della Sardegna l’habitat ideale per estrinsecare un’elevata potenzialità produttiva e per ottenere cariossidi complete ed uniformi con caratteristiche qualitative elevate che lo contraddistinguono dalle produzioni risicole del Nord Italia. Inoltre, soprattutto nell’ambiente risicolo isolano è possibile attuare la coltivazione di varietà di tipo aromatico in cui vengono esaltate le caratteristiche organolettiche tipiche della specifica varietà.

L’ambiente climatico isolano consente la coltivazione di tutte le varietà in commercio in Italia, dalle più precoci sino alle più tardive, consentendone pertanto la raccolta anche in autunno inoltrato. Le esigenze irrigue della coltura vengono soddisfatte con l’impiego di acque provenienti dal bacino artificiale del fiume Tirso, caratterizzate da un alto contenuto in potassio, che esaltano le caratteristiche qualitative del riso prodotto. Il raccolto, previa essiccazione a bassa temperatura (circa 30° C) che consente la conservazione delle caratteristiche organolettiche, viene destinato alla lavorazione gradualmente in funzione delle esigenze di mercato. La prima fase della lavorazione è la sbramatura che consiste nella eliminazione delle glumelle esterne a cui segue la brillatura con cui viene esportato il pericarpo e l’embrione.

Gli essiccatoi impiegati sono del tipo verticale, dinamici, a riciclo che garantiscono l’uniformità dell’essiccazione e il mantenimento della peculiarità del prodotto. La sbramatura viene attuata con sbramini a rulli di gomma rigida, mentre la brillatura attraverso due tipi di macchine: le amburghesi e le cinesi. La lucidatura delle cariossidi viene eseguita con metodo naturale ad acqua che ne consenta una conservazione esaltandone le caratteristiche organolettiche del prodotto. Successivamente il prodotto viene confezionato in scatole alla rinfusa e in film plastico sottovuoto al fine di salvaguardare e mantenere inalterato nel tempo le caratteristiche del prodotto.

Il nuovo impianto di lavorazione, la cui realizzazione è stata eseguita nel 1999 utilizzando tecniche costruttive all’avanguardia sotto l’aspetto igienico sanitario e tecnologico, consta di una sala di lavorazione, un magazzino stoccaggio, un laboratorio analisi del prodotto nelle varie fasi, di una struttura amministrativa per il costante monitoraggio del processo produttivo oltre ad un modernissimo impianto di stoccaggio del cereale grezzo dotato di tutte le apparecchiature per la movimentazione e la refrigerazione del prodotto grezzo.

La coltivazione del riso in Sardegna risale al 1927, quando fu attuata in via sperimentale nei terreni di bonifica del Sassu (Arborea) per accelerare il processo di lisciviazione. Nei decenni successivi la coltivazione si estese fino a raggiungere circa 1000 ha, interessando buana parte dei terreni prima occupati dalle acque dello Stagno Sassu. Ultimate le opere di bonifica e modificati gli ordinamenti colturali, la coltivazione del riso si è diffusa nelle vocate aree circostanti dei comuni di Oristano, Palmas Arborea, Cabras, Simaxis, ecc… ed attualmente, come agevolmente rilevabile dagli Annali di Statistica Agraria (ISTAT) interessa una superficie di 3.500 ha. Nella fase iniziale dell’introduzione della coltura, la trasformazione del prodotto per uso alimentare avveniva a livello familiare con l’impiego di sbramini artigianali; solo alla fine degli anni ’50, ad Oristano, è stata realizzata una riseria che ha consentito la standardizzazione dei processi di trasformazione.

Produttori: